" Aung San Suu Kyi : un'icona della non -violenza e della pace, la voce della speranza "
" Fisicamente è elegante e minuta, ma in statura morale è un gigante. Uomini grandi e grossi hanno timore di lei. Anche se armati fino ai denti, scappano impauriti "
Arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace nel 1984
" Vinceremo perché la nostra causa è giusta, la nostra causa è onesta. La storia è dalla nostra parte. Il tempo è dalla nostra parte "
Aung San Suu Kyi
Le recenti vicende in Birmania hanno rivelato al mondo il nome di Aung San Suu Kyi, icona della resistenza alla dittatura militare birmana e Premio Nobel per la Pace nel 1991. Dove trova la forza questa donna da oltre vent'anni ? la maggior parte dei quali passati agli arresti ? per combattere con eroismo una delle battaglie più impari che si possano pensare? Come riesce a continuare a predicare il dialogo, la non-violenza, rifiutando la paura, la provocazione, l'odio?
Come ha fatto a resistere, privata della libertà, affrontando i soprusi quotidiani? Con una chiarezza e una semplicità ammirabili ce lo racconta la viva voce di Aung San Suu Ky, intervistata da Alan Clements, restituendoci un libro di un'attualità bruciante e di una filosofia senza tempo.
Aung San Suu Kyi, figlia di un generale dell'esercito birmano, Aung San, assassinato nel 1947, ha vissuto fino ai 33 anni in Inghilterra al seguito di una famiglia di diplomatici. Nel 1988 ritorna a Rangoon, in Birmania, per assistere la madre malata. Proprio in quell'anno hanno avuto luogo sanguinose rivolte contro il regime militare e Aung San Suu Kyi, pervasa dal senso di giustizia e "protetta" per essere stata la figlia di un eroe nazionale-quale era reputato il generale-, decide di rimanere nel Paese per denunciarne la situazione.
Ha inizio per lei una dura battaglia, tuttora in corso, per la liberazione della Birmania dalla dittatura che l'ha portata a passare gli ultimi vent'anni agli arresti domiciliari ma anche a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 1991 e a diventare così la "Voce della speranza" per migliaia di birmani e punto di riferimento per tutti i movimenti non-violenti del mondo.
Alan Clements, giornalista,scrittore ed esperto di buddismo, diritti umani e attivismo sociale, è stato il primo americano a diventare monaco buddista in Birmania, dove ha vissuto a lungo tra gli anni '70 e '80, prima di essere espulso dal regime.
1937: La Birmania, separata dell'India, diventa colonia britannica a sé stante.
19 giugno 1945: Nasce a Rangoon Aung San Suu Kyi.
4 giugno 1948: La Birmania diventa uno Stato indipedente.
1962: Un colpo di stato vede la salita al potere del generale Ne Win, che annuncia la "via birmana al socialismo". Inizia una dittatura militare.
1969: Aung San Suu Kyi dopo essersi laureata al Lady Shri Ram College di Nuova Delhi, ottiene il dottorato in filosofia, politica ed economia a Oxford.
Dicembre 1974: Viene dichiarata la legge marziale in tutta la nazione.
8 agosto 1988: Centinaia di migliaia di persone nelle strade birmane chiedono a gran voce una svolta democratica del Paese. I militari sparano sulla folla uccidendo migliaia di persone. Questo giorno verrà ricordato tristemente come la " Rivolta-8-8-88 ".
24 settembre 1988: Aung San Suu Kyi fonda la Lega Nazionale per la Democrazia (LND). Nel frattempo più di 3000 tra studenti, monaci buddisti e altri attivisti pro-democrazia vengono uccisi nelle strade dall'esercito.
20 luglio 1989: Aung San Suu Kyi viene messa agli arresti domiciliari a Rangoon. Ci rimarrà fino al 1995 e, successivamente, a più riprese fino a oggi.
14 ottobre 1991: Aung San Suu Kyi vince il Premio Nobel per la Pace e viene definita "uno degli esempi più starordinari di coraggio civile ". La donna dichiara che userà il premio (1.3 milioni di dollari) per aiutare i bambini.
Settembre 1992: Lo SLORC (il Consiglio di Restaurazione della Legge e dell'Ordine di Stato), espressione della dittatura, decreta il cambio di nome della Birmania, da ora in poi Myanmar. La capitale Rangoon viene rinominata Yangon.
21 settembre 2000: Aung San Suu Kyi e U Tin Oo (vice presidente del LND) vengono arrestati mentre tentano di lasciare la capitale in treno.
7 dicembre 2000: Bill Clinton, presidente degli Stati Uniti, conferisce a Aung San Suu Kyi la Medal of Freedom, il più alto onore civile d'America.
30 maggio 2003: In quello che verrà ricordato come il "Massacro di Depayin", una banda armata sponsorizzata da Governo assassina almeno 70 membri del LND.
26 dicembre 2004: Secondo le autorità birmane lo tsunami che ha causato oltre 250.000 vittime nei paesi che si affacciano sull'Oceano Indiano, avrebbe causato nel Paese 59 morti, 21 morti e 43 feriti.
17 giugno 2005: Attorno alle ambasciate birmane di tutto il mondo la società civile protesta in occasione del sessantesimo compleanno di Aung San Suu Kyi.
27 maggio 2006: Ignorando l'appello del Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan, il dittatore birmano, generale Than Shwe, estende l'ordine di arresto per Aung San Suu Kyi. Viene decisa come nuova capitale la città di Naypyidaw.
Gennaio 2007: Cina e Russia fanno valere il loro diritto di veto alle Nazioni Unite per impedire che venga portato all'attenzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU il problema birmano poiché "non rappresenta una minaccia alla pace internazionale".
Agosto ? settembre 2007: Il 19 agosto i monaci buddisti danno vita alla più grande manifestazione di protesta non-violenta dai fatti dell'88. Numerosi video finiscono su internet e il Governo chiude la rete e disconnette le linee telefoniche. Il 5 settembre, a Pakokku, 500 monaci pregano mentre l'esercito spara e alcuni sostenitori vengono pestati a sangue. Intanto le proteste continuano in tutto il Paese dove migliaia di monaci marciano pacificamente pregando. Il 19 settembre il generale Than Shwe ribadisce l'ordine di aprire fuoco sulle folle se necessario. Il 25 settembre, in un discorso alle Nazioni Unite, George W. Bush dichiara che "gli americani sono indignati dalla situazione in Birmania", ma i massacri proseguono.
9 novembre 2007: Cessano gli arresti domiciliari per Aung San Suu Kyi, che incontra gli esponenti del LND e ottiene dalla giunta militare un invito ufficiale al tavolo dei negoziati. Intanto proseguono in tutta la nazione le proteste pacifiche di monaci e civili che dicono:"Non abbiamo paura di essere arrestati o torturati".
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