Stai usando una versione obsoleta di Explorer. Aggiorna alla versione 10
Fallo subito! Solo così potrai caricare i video su YouReporter e vederli alla miglior qualità possibile. Oppure usa Firefox o Safari.
Castel Madama (Roma, Lazio) - 7 Dicembre 2017

Aumenta la mensa scolastica, SI: aumenti ingiustificati

 Aumenta la mensa scolastica, SI: aumenti ingiustificati
Condividi su FACEBOOK- Condividi su TWITTER- WhatsApp
"Il bollettino della mensa di novembre ha un aumento medio del 17% rispetto a due anni fa, nonostante il costo del pasto sia diminuito del 5,4%". A sostenerlo è S§I di Castel Madama, che in una nota assai articolata, prosegue: " Invece di ridurre la tariffa delle famiglie per questo minor costo, il Comune applica una tariffa maggiore. E’ un controsenso che si spiega con la decisione dell’amministrazione Pascucci di far pagare il 75% dei costi della mensa ai genitori e il 25% al Comune: il sindaco ha bisogno di soldi per pagare i debiti accumulati negli ultimi anni, quando ha aumentato le spese correnti, acceso mutui per opere mai finite o nemmeno cominciate, fatto continuo ricorso a prestiti bancari".
SI ricorda come "La mensa scolastica è stata istituita dal Comune più di 40 anni fa quando, nelle elementari di Castel Madama, fu introdotto il tempo pieno, un’organizzazione della scuola alternativa al maestro unico e alle 24 ore settimanali, dove insegnanti e bambini lavorano in gruppo, dove si impara facendo e discutendo, dove i bambini sono impegnati in attività didattiche, esperienze culturali e di apprendimento che in altro modo sarebbero impossibilitati a vivere. Una scuola che offre a tutti le stesse opportunità, anzi di più a chi ha di meno, togliendo dalla strada o dalla solitudine molti bambini. Una scuola per garantire il diritto allo studio a tutti, anche a chi ha genitori con poca istruzione, con poco tempo e ha pochi strumenti culturali in casa. Una scuola che ha dato buona prova di sé, come accertano anche le indagini internazionali. La mensa consente a tutti i bambini dai 3 ai 10 anni di frequentare la scuola a tempo pieno di 40 ore e anche quella di 32, di mangiare insieme e socializzare, di imparare regole di educazione alimentare. Il Comune, organizzando il servizio e compartecipando ai costi, investe sulla scuola per ridurre le diseguaglianze tra i cittadini, per arricchire l’offerta formativa e per favorire l’inclusione e la solidarietà. Fa, insomma, il migliore investimento per il futuro dei singoli e della comunità locale. Inoltre garantisce un lavoro a circa 12 persone e, di questi tempi, non è poco.
Con queste finalità la mensa è andata avanti per 40 anni. Negli ultimi, invece, le amministrazioni Pascucci hanno fatto altre scelte che scoraggiano l’uso della mensa: hanno dato una stretta alle regole e hanno aumentato le tariffe con l’intenzione di arrivare a far pagare il 100% dei costi alle famiglie. I motivi di questo cambio di atteggiamento è che non ci sono i soldi, ed essendo la mensa un servizio pubblico a domanda individuale, è giusto che paghi soltanto chi usufruisce del servizio: peggio per chi ha i figli a scuola!
LA MENSA È UN SERVIZIO PUBBLICO Un servizio è pubblico in quanto rivolto a soddisfare dei bisogni della collettività. Ed è pubblico perché deve essere universalistico cioè garantito a tutti. La legge prevede che alcuni servizi pubblici locali, tra cui la mensa scolastica, siano a domanda individuale (DM 31-12-1983). Significa che il Comune non ha l’obbligo di istituire e organizzare la mensa, se però decide di farlo, deve farlo per tutti, ma non significa che tutti i suoi costi devono ricadere su chi la usa. Far pagare la mensa soltanto a chi la usa è come se l’ospedale lo dovesse pagare soltanto chi ha la sfortuna di ricoverarsi! Peggio per lui due volte: perché è ammalato e perché si deve pagare le cure. Se passasse la logica che chi non ha soldi non può mandare il figlio alla mensa scolastica e non può curarsi sarebbe la fine dello Stato sociale, la fine del patto di solidarietà che unisce i cittadini tra loro e con lo Stato. Eppure ci stiamo avvicinando a grandi passi verso questo tipo di società che esclude e premia l’egoismo: nel 2016, dati Censis, 11 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagarle di tasca propria.
LA COSTITUZIONE: PRIMA I DIRITTI, POI IL BILANCIO L’aumento dei costi dei servizi pubblici è un attacco all’eguaglianza dei cittadini, perché impedisce o limita l’uso dei servizi da parte delle famiglie meno abbienti. E’ un attacco all’articolo 3 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza dei cittadini e impediscono lo sviluppo della persona. La Corte costituzionale nella sentenza 275 del 2016 ha richiamato questo principio per ribadire che il diritto allo studio viene prima delle esigenze di equilibrio di bilancio. “E’ la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionare la doverosa erogazione dei servizi”.
IL TRASPORTO SCOLASTICO È UN SERVIZIO PUBBLICO OBBLIGATORIO, PERCHÉ NON VIENE ATTUATO? Il trasporto scolastico, pur essendo un servizio pubblico obbligatorio, non è mai stato attuato nel Comune di Castel Madama. Nel 2011 è stato acquistato lo scuolabus, ma le amministrazioni Pascucci non sono state capaci di organizzare il servizio, nonostante 50 famiglie ne abbiano fatto richiesta. Essendo obbligatorio il Comune ha il dovere di garantire il servizio, ma non lo fa. Anzi, non utilizzando il mezzo acquistato, sperpera il denaro pubblico usato per acquistarlo.
L’AMMINISTRAZIONE PASCUCCI CONTRO IL DIRITTO ALLO STUDIO E CONTRO IL FUTURO DEI GIOVANI E DEL PAESE Aumentare la tariffa della mensa al 75% e poi al 100%, o addirittura chiudere il servizio, non organizzare lo scuolabus significa rendere difficoltosa e in alcuni casi impedire la piena attuazione del diritto allo studio a tutti i bambini di Castel Madama, anche a quelli che provengono da famiglie impoverite dalla crisi e che abitano in campagna. Negli ultimi due anni sono aumentate tantissimo le famiglie che ritirano i bambini da scuola prima del pranzo, e non sempre tutti dopo tornano in classe. Inoltre, sono in aumento i minori che frequentano le scuole nei Comuni vicini, non per scelta, ma per necessità: nel 2013 vi erano 140 bambini tra i 3 e i 13 anni di Castel Madama (85 residenti fuori del centro urbano) non iscritti nel nostro Istituto comprensivo. Ridurre gli investimenti sulla scuola, significa mettere in discussione il futuro delle giovani generazioni e della comunità locale, perché ogni progetto di sviluppo del paese passa per la formazione dei suoi giovani. Chiediamo all’amministrazione Pascucci che nel bilancio 2018 riporti la copertura delle spese della mensa scolastica al 60% per le famiglie e al 40% per il Comune e preveda l’avvio del servizio scuolabus con una copertura al 50% tra famiglie e Comune".