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Arezzo (Toscana) - 22 Marzo 2011

Arezzo le IDEE presentano MARCO MALVALDI

Arezzo le IDEE presentano MARCO MALVALDI
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Nella consueta cornice dell'Auditorium del Museo d'Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050) "Il Giardino delle Idee" conclude la programmazione di marzo con un terzo appuntamento dedicato alla narrativa con la presentazione del libro ai vertici di tutte le classifiche italiane (Corriere della Sera, IBS.it).

Sabato 26 marzo 2011 con inizio alle ore 17.00 un ospite d'eccezione MARCO MALVALDI con il Suo nuovo romanzo "Odore di chiuso" (Sellerio editore).



Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Chimica Bioorganica dell'Università di Pisa, con "La briscola a cinque", il suo esordio per Sellerio, si è fatto notare.
Al secondo giallo, "Il gioco delle tre carte" si è confermato autore dalla prosa cristallina, leggera da assorbire eppure ricca di spunti, intrigante.
Al terzo romanzo "Il re dei giochi" è arrivato il grande successo e la conferma che al lettore, visti i consensi unanimi, la prosa di Marco Malvaldi piace davvero.
Con il suo nuovo libro "Odore di chiuso" uscito nel gennaio 2011 si conferma uno degli astri nascenti nel panorama letterario italiano.
Un piccolo Andrea Camilleri in Toscana, in un microcosmo dove i fatti vengono dopo le persone, dove i tremendi vecchi che si aggirano attorno al BarLume formano un ecosistema irresistibile che vive di vita propria.
Votato dagli ascoltatori di Fahrenheit, Radio 3 RAI, "Odore di chiuso" è stato il libro del mese di febbraio di Fahrenheit: 198 pagine da leggere tutte di seguito, con un piacere e un gusto insoliti.
Personaggi e ambientazione inusuali: un castello nella Maremma toscana, anno 1895, età Crispina, e uno strano caso di concentrazione di eventi.
Il celebre gastronomo Pellegrino Artusi, in cilindro e finanziera, giunge ospite del barone Romualdo di Roccapendente per trascorrere qualche giorno al castello, insieme ad un fotografo fiorentino, il Ciceri, che ha l'incarico di immortalare la famiglia con il nuovo mezzo di riproduzione.
La padrona di casa è la vecchia baronessa madre, che dalla sedia a rotelle continua ad imporre la sua autorità.
Gli eredi sono i giovani figli del barone, molto diversi tra loro: Lapo un debosciato nullafacente, Gaddo poeta e sognatore, ammiratore di Giosuè Carducci, illustre vicino di casa, e Cecilia, prigioniera di un ruolo che le è stretto e vorrebbe studiare per crearsi una vita autonoma.
Poi c'è la servitù, cuoca, cameriera, maggiordomo, fattore. E proprio Teodoro, il cameriere al servizio del barone, viene trovato ucciso, avvelenato in cantina.
Da qui parte il giallo, la detective story di cui Pellegrino Artusi con il suo gusto per spezie, sapori, odori si rende il vero protagonista.
C'è in questo piccolo romanzo storia, sociologia, femminismo, scienza, politica, conflitti sociali, poesia, gastronomia, ma soprattutto leggerezza, ironia, cultura.
Il linguaggio usato, dialetto toscano alternato ad un italiano raffinato, le diverse voci, il razzismo sociale della vecchia baronessa, la saggezza paesana della cuoca, la combattività della giovane Cecilia, le rodomontate del ragazzo Lapo, l'improvvisa comparsa surreale di Carducci, le cugine zitelle che in una famiglia nobile non mancano.
Insomma "Odore di chiuso" è un romanzo da leggere tutto di un fiato e pieno di sostanza.
La presenza di Artusi è una vera novità del libro e vale la pena di citare la descrizione che il personaggio fa del suo libro di ricette:
"Un libro di cucina dovrebbe essere comprensibile a tutti, perché tutti noi mangiamo e abbiamo diritto di mangiar roba buona e cucinata bene; dovrebbe essere scritto in italiano, perché siamo italiani, e non in quel gergo francioso che viene inteso solo nelle regioni nordiche".
Alla fine, il romanzo di Marco Malvaldi è un libro che si colloca a buona ragione tra le novità letterarie che celebrano, con buon gusto, l'Unità d'Italia.
L'autore si è saputo inoltrare bene, e con dovizia di particolari, nel tunnel del giallo più classico, realizzando un progetto che aveva in serbo da tempo, ovvero quello di scrivere un "crime novel" tradizionale.
Qualcosa sulle orme di Sherlock Holmes, il famoso investigatore nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, appartenente al genere letterario del giallo deduttivo, per essere ancora più precisi.
Con stile alto e linguaggio chiaro, garbato e forbito, "Odore di chiuso" esplora le sottigliezze dell'animo umano con evidente attenzione alla ragione oltre che ai sentimenti.
Descrive con occhio sagace la società ottocentesca italiana subito dopo il passaggio all'unità nazionale, e sembra delineare il difficile momento che l'Italia dei nostri tempi sta attraversando da qualche tempo.
Parallelismi ironici che vengono raccontati in punta di penna, con scrittura piacevole ma pungente.
La sua narrativa risente dell'influsso di tanti autori famosi e importanti, da Shakespeare a Dante, da Gozzano a Heinrich Boll, nonché del suo scrittore preferito in assoluto, Primo Levi. Quando gli si chiede perché abbia scelto di scrivere un romanzo giallo, Marco Malvaldi spiega: "Il giallo è un genere che può diventare grande letteratura: Simenon, Durrenmatt, Sciascia. Del resto in ogni romanzo c'è un equilibrio che viene perturbato, solo che nel thriller la perturbazione è più forte e questo permette di seguire meglio certi lati dell'animo umano. Il giallo è intrattenimento nel senso che non tutti siamo partecipi di un delitto. Per questo ci affascina. L'ironia, poi, viene utilizzata come consapevolezza che non esistono cose immutabili. Ed è la capacità di vedere le cose da un punto di vista diverso da se stessi".

"Odore di chiuso" è, in definitiva, un romanzo dal taglio efficace e deciso, scritto con stile curato e limpido seguendo il filo di una certa arguzia letteraria.
E anche una certa scienza, visto che Malvaldi è chimico di professione.
Una scienza letteraria, che ci fa tornare subito in mente il grande Primo Levi.
Una scienza intesa come sapienza ricercata, come elemento di costruzione più diretto, senza troppi fronzoli.
Un bel romanzo, un giallo alla Agatha Christie, semplice, spassoso e provocatorio ma anche formativo.
Una prova audace per uno scrittore già molto amato.