Libia, 285 morti a Bengasi
"Granate sui manifestanti"
Centinaia di vittime negli scontri degli ultimi giorni. Solo oggi almeno 30 decessi. Migliaia di feriti, violenze e sequestri.
La Libia è ormai "territorio di guerra" e i morti delle proteste degli ultimi giorni sono saliti a 285, secondo quanto riporta il sito di Lybia al Youm, con circa un migliaio di persone ferite. Secondo Human Rights Watch sarebbero invece solo 173 le vittime con 900 feriti. Solo oggi le vittime sarebbero una trentina. Anche oggi teatro del massacro è stata la città di Bengasi, la seconda maggiore città libica, dove centinaia di persone si sono ritrovate sulla piazza antistante il tribunale all'indomani di una giornata di sangue in cui le forze dell'ordine hanno aperto il fuoco contro i manifestanti durante un corteo funebre organizzato per le vittime.
GRANATE CONTRO IL CORTEO - Secondo i racconti di testimoni oculari i sostenitori di Gheddafi avrebbero lanciato granate Rpg sui protestanti a Bengasi mentre i manifestanti avrebbero usato macchine piene di esplosivo per cercare di entrare in un compound militare. Fonti ospedaliere hanno riferito che neanche gli ospedali della seconda città libica sarebbero ormai sicuri. Una dottoressa interpellata da Al Jazira ha fatto sapere che un bambino di otto anni sarebbe stato colpito alla testa. Proteste anche nella città di Misrata, a 200 chilometri da Tripoli, dove le forze di sicurezze libiche sarebbero state affiancate da mercenari africani che avrebbero sparato indiscriminatamente sulla folla. E mentre dal Libano e dalla stessa Al Jazira arrivano accuse che la Libia avrebbe tentato di oscurare tutte le telecomunicazioni con potenti apparecchiature di interferenza dei satelliti, l'Ue ha riferito di vere e proprie "minacce" arrivate da Tripoli che avrebbe convocato oggi l'ambasciatore ungherese, presidente di turno dell'Unione, per riferire che il Paese non è più disposto a collaborare sul fronte dell'immigrazione se l'Europa continuerà a sostenere i manifestanti. Minacce simili, ha sempre riferito l'ambasciatore, sarebbero arrivate anche ad altre rappresentanze Ue in Libia.
RAPIMENTI E VIOLENZE - In giornata un gruppo di "estremisti islamici" aveva preso alcuni ostaggi nell'est della Libia. Il sequestro di membri delle forze di sicurezza e civili è avvenuto ad Al Beida ad opera di un gruppo che si fa chiamare Emirato islamico di Barqa, dall'antico nome di una regione della Libia nord-occidentale. "Minacciano di giustiziarli se non sarà tolto l'assedio alla città da parte delle forze di sicurezza libiche", ha affermato il funzionario. Una trattativa per il rilascio degli ostaggi è stata avviata nella notte di sabato dal ministro della Giustizia, Mustafa Abdeljalili. Ma il funzionario ha avvertito che "nessuna trattativa è possibile sull'integrità territoriale della Libia". Intanto l'Austria ha fatto sapere che sta preparando l'evacuazione dei suoi cittadini dalla Libia e da altri Paesi arabi colpiti dalle proteste degli ultimi giorni. Il ministero della Difesa ha inviato un C-130 dell'esercito a Malta, da dove sarà pronto a decollare appena giungerà un ordine di evacuazione. Da parte sua l'Italia ha aggiornato il sito Viaggiare sicuri con la raccomandazione a non intraprendere viaggi non essenziali nella Cirenaica, la regione più interessata dai disordini, e in generale a evitare gli assembramenti. Il ministro degli Esteri Frattini sarà martedì al Cairo per parlare con le autorità locali dei problemi dell'area e oggi ha avuto un contatto telefonico con il segretario di Stato, Hillary Clinton. con cui ha ribadito la necessità di una strategia condivisa Usa-Ue per affrontare la crisi del Nordafrica.
Fonte : http://www.iltempo.it
Foto tratta da Google.
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