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Palermo (Sicilia) - 12 Febbraio 2012

Alcesti al teatro Libero di Palermo

Alcesti al teatro Libero di Palermo

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Debutta giovedì 23 febbraio, alle ore 21.15, con repliche serali sino a
sabato 25, in mattutina dal 27 al 29 febbraio, ore 11.30, lo spettacolo
Alcesti da Euripide, nella drammaturgia e regia di Walter Pagliaro,
traduzione a cura di Filippo Amoroso, con Micaela Esdra, Luigi Ottoni,
Marina Locchi e Diego Florio. Costumi e maschere a cura di Giuseppe Andolfo,
musiche di Germano Mazzocchetti. La produzione è della compagnia AC Gianni
Santuccio di Roma.

«Alcesti ? afferma Pagliaro ? si colloca, come suggerisce Dodds, in quella
civiltà di vergogna e di colpa, fortemente sessuofobica, in cui l'evoluzione
della società e della religione, aumentano innegabilmente, ansia e paura.
Admeto viene travolto dal suo sogno di perpetuare idealmente l'eros, anche
dopo la morte; così come Alcesti è schiacciata dalla paura del tradimento».

«Io muoio per non aver osato tradire te e il mio sposo» dice Alcesti per
voce della serva; Poco importa, dunque, l'indagare se il suo sia stato un
sacrificio d'amore o di riscatto: Alcesti muore aspramente in preda a
visioni terribili, tutt'altro che pacificanti, senza una parola di
tenerezza, gridando la più laica delle convinzioni: "chi è morto non è più
niente"(v.381). In questo modo smonta il sogno impossibile di Admeto,
l'egocentrico ospitale sovrano che non ha fatto i conti con l'altra metà di
tutto: con l'ebbrezza, con la follia, con l'inesorabilità della morte.

Admeto dovrà accettarla quell'ombra da cui fugge; dovrà sposarla con un vero
e proprio rito coniugale, violentato da Eracle, dal suo ospite, dal suo
doppio, dalla maschera di Dioniso.».

«L'Alcesti di Euripide- prosegue Pagliaro ? era costruita come una serie di
agoni in cui due attori recitavano tutti i personaggi. Il primo
interpretava: Thanatos, Admeto, Il Servo. Il secondo interpretava: Apollo,
l'Ancella, Alcesti, Eracle e Ferete. Questo schema non è soltanto
fisiologico, ma drammaturgico: è come se Euripide, nel succedersi delle
sequenze, ci svelasse qualche segreto di quella morbosa relazione, perché in
fondo i personaggi in scena sono sempre due, ma mascherati. Allora forse
capiamo che il sacrificio di una vita, concreto o morale che sia, non è mai
indolore, non è mai privo di sorprusi o ricatti reciproci. Nello scettico
mondo di Euripide, in cui tutto vacilla e tutto si capovolge, ad uscirne a
pezzi è proprio la famiglia con le sue ipocrisie e le sue volgarità.

Naturalmente ? continua Pagliaro ? nel nostro lavoro abbiamo evitato
qualunque intento filologico: gli attori indossano maschere colorate,
espressioniste, che appartengono all'interiorità dei personaggi. Quando si
scopre poi che Admeto ripete esattamente le stesse parole che aveva
pronunciato la Morte, oppure che coincidono con quelle di Alcesti alcune
battute di Eracle, ci si trova di fronte a un continuo ribaltamento di
prospettive, a una studiata confusione cui sono indotti i personaggi di
questo dramma fra i più ambigui di sempre».

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