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Mantova (Lombardia) - 8 Ottobre 2008

A Mantova capolavori in cammeo dei Gonzaga - 2

A Mantova capolavori in cammeo dei Gonzaga - 2
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Il Cammeo Gonzaga
Arti preziose alla corte di Mantova

Mantova, Fruttiere di Palazzo Te
12 ottobre 2008 - 11 gennaio 2009


La mostra dell'autunno di Palazzo Te, Il Cammeo Gonzaga. Arti preziose alla corte di Mantova, è un affascinante viaggio a ritroso nel tempo, alla corte dei Gonzaga a partire dal Quattrocento, quando i signori della città cominciano la creazione della straordinaria collezione che diventerà celebre in tutto il mondo e sarà poi purtroppo smembrata con la vendita della maggior parte delle opere a Carlo I Stuart nel 1627-28.

Oltre alle magnifiche opere di pittura che ornano Palazzo Ducale, i Gonzaga ricercano oggetti antichi e preziosi, e la loro raccolta si arricchisce di pregiate opere di glittica. Dal cardinale Francesco Gonzaga (1444-1483), instancabile raccoglitore di antichità, che acquista parte del tesoro di papa Paolo II Barbo, passando per Isabella d'Este (1474-1539), raffinatissima e colta mecenate, che dichiara di avere un "insaciabile desiderio di cose antique", fautrice di un considerevole incremento della collezione mantovana e creatrice del celebre Studiolo e della Grotta, sino a Vincenzo I Gonzaga (1562-1612), che tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, incrementa ulteriormente la leggendaria collezione, i Gonzaga riescono a portare nella reggia ducale mantovana quanto di meglio viene prodotto all'epoca in materia di oreficeria, pietra dura, vetro, argento, naturalia e mirabilia.

Tra le moltissime splendide gemme antiche e moderne acquistate, ci sono alcuni preziosi cammei, piccoli gioielli di eccellente perizia tecnica realizzati attraverso l'incisione di una pietra stratificata o di una conchiglia, dove vengono effigiati personaggi storici. Tra questi, spicca per l'eccezionale qualità artistica lo splendido Cammeo Gonzaga, di grandi dimensioni e con doppio ritratto di una coppia imperiale, attualmente conservato presso il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, appartenente ad Isabella d'Este, come testimonia l'inventario redatto dal notaio Stivini tra il 1540 e il 1542. Questo tesoro d'arte ritorna a Mantova dopo quasi quattrocento anni e rappresenta il fulcro attorno al quale è nata la mostra di Palazzo Te.
L'avvincente storia del cammeo e dei suoi innumerevoli passaggi di collezione in collezione, illustrati in mostra da dipinti e sculture, si snoda nel confronto con altre raccolte italiane ed europee in un percorso di circa centoventi opere di grande bellezza e qualità formale.

Posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio della Regione Lombardia - Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, promossa dal Comune di Mantova, dal Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te, dal Museo Civico di Palazzo Te, dal Museo Statale Ermitage, dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze, dal Museo degli Argenti, dall'Archivio di Stato di Mantova e dal Museo diocesano Francesco Gonzaga, l'esposizione è a cura di Ornella Casazza, Direttore del Museo degli Argenti di Firenze, con la collaborazione di Elena Arsentyeva del Museo Statale Ermitage, e del comitato scientifico composto da Sergej Androsov, Ugo Bazzotti, Silvia Ciappi, Daniela Ferrari, Riccardo Gennaioli, Svetlana Kokoreva, Mauro Lucco, Michelangelo Lupo, Francesco Morena, Elisabetta Nardinocchi, Daniela Sogliani, Filippo Trevisani.

La mostra si apre con il magnifico quadro di Raffaello che ritrae Elisabetta Gonzaga all'inizio del Cinquecento: sulla fronte la duchessa di Urbino porta un pendente a forma di scorpione e un simile gioiello in vetro proveniente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna è posto accanto al dipinto, in un puntuale confronto tra iconografia e moda dell'epoca.

Si passa quindi alla prima sezione, Il gusto collezionistico dei cammei, dedicata a Paolo II Barbo, il più importante collezionista di gemme del Quattrocento: un suo ritratto campeggia accanto ai molti cammei in corniola, oro, argento, onice della sua magnifica raccolta, la prima collezione cui hanno attinto tutti gli altri collezionisti di glittica italiani ed europei.

Segue la sezione Arti preziose alla corte di Mantova da Isabella d'Este a Vincenzo I Gonzaga. Sono esposti gli oggetti raccolti da Isabella d'Este, rappresentata in un disegno della scuola di Leonardo e in una medaglia di Giancristoforo Ganti detto Romano. Oltre ai bellissimi cammei di proprietà della marchesa, provenienti da Berlino, San Pietroburgo, Firenze, a una insegna raffigurante un "occhio magico" in onice e oro da Amburgo, insieme a preziosi piatti in maiolica, a coppe e vasi e a una alzata in vetro con lo stemma dei Gonzaga, sono esposte qui varie lettere che testimoniano il clima culturale dell'epoca e i fecondi scambi di notizie tra la corte mantovana e i loro inviati, alla ricerca frenetica degli oggetti più belli su piazza. La corrispondenza epistolare datata 1502 tra Isabella e Francesco Malatesta, agente dei Gonzaga a Firenze, lascia memoria del tentativo della marchesa di procurarsi almeno uno dei vasi in pietra dura della leggendaria collezione di Lorenzo il Magnifico, di cui si espongono in mostra due esemplari. La vicenda coinvolge persino Leonardo da Vinci, ospitato a Mantova tra la fine del 1499 e l'inizio del 1500, che interpellato da Isabella, le consiglia un prezioso vaso in cristallo: parte una serrata trattativa economica che purtroppo non andrà a buon fine.
Il collezionismo di antichità e di opere moderne diventa sinonimo di potere all'interno delle dinastie nobili e delle corti italiane. Gli Este, i Medici, gli Sforza e appunto i Gonzaga fanno a gara nello strapparsi i pezzi più pregevoli, mandando inviati in spedizioni anche all'estero, scambiandosi notizie e quotazioni. Il collezionismo è anche un concetto culturale, sinonimo di gusto e levatura intellettuale.

Con l'arrivo a corte di Giulio Romano nel 1524, Mantova diviene una "nuova Roma", come dichiara Vasari nel corso di una sua visita in città.
Architetto e pittore, al quale Federico II Gonzaga affida la progettazione e decorazione di Palazzo Te, l'artista è protagonista di un'importante parte della mostra, dove sono esposti altri preziosi cammei, incisioni, placchette e argenti, che testimoniano il gusto classico del maestro, gentiluomo di corte e collezionista di antichità egli stesso.

A Vincenzo I Gonzaga, l'ultimo rappresentante della dinastia mantovana che possiede il Cammeo Gonzaga, e alla sua raccolta di preziosi, è dedicata la sezione successiva. Ritratto in un dipinto proveniente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, nel 1587 il duca entra in possesso di un altro magnifico cammeo con i Ritratti di Tolomeo II Philadelphus e di Arsinoé II, prestato a Palazzo Te dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Questa gemma e il Cammeo Gonzaga dell'Ermitage, per la prima volta esposti insieme, consacrano all'eccellenza la collezione dei signori di Mantova, mai come durante il ducato di Vincenzo I così ricca e invidiata.
Sono inoltre esposti tre splendidi monili in oro, argento, perle e diamanti a forma di lucertola, farfalla e ragno dal Museo degli Argenti di Firenze, e l'Inventario dei gioielli di Vincenzo I Gonzaga, illustrato con bellissimi disegni da Giorgio Ghisi e datato 1577, che permette di avere un quadro generale di quanto raccolto dal duca in materia di preziosi, e tipologie di vasi tra i quali la Fiasca con medaglione di Limoges dal Louvre.

La sezione prosegue con il Collezionismo esotico, dove trovano collocazione opere molto diverse tra loro, un tempo raccolte nelle mirabili "Camere delle Meraviglie" (Kunstkammern) italiane ed europee, simili per tipologia a quella Gonzaga, come documentano gli inventari dei beni e le corrispondenze tra le corti. Caratteristica imprescindibile di queste collezioni è la ricerca di oggetti esotici di provenienza orientale. L'Italia, e soprattutto Venezia, è nel Cinquecento il punto di raccordo tra le corti europee e l'Islam. Anche i Gonzaga cercano di acquisire i pezzi più ambiti dei paesi orientali e intrattengono rapporti politici con queste aree.
Accanto a una nutrita serie di magnifici vetri soffiati veneziani, fiasche in vetro con pietre preziose dalla bottega milanese dei Saracchi e un Tavolo con fiori, frutta e pappagallo in pietra di paragone con un cartone a olio di Jacopo Ligozzi realizzato come modello per simili suppellettili, in questa sezione troviamo vasi dalle forme più strane, boccali, due turcassi - le tipiche faretre turche - in pelle, velluto e ricami, candelieri, piatti e tazze, stoffe, maioliche, tappeti e coralli. Dall'Africa oggetti in avorio e corni commissionati dai portoghesi per il mercato europeo, tra cui un enorme corno in avorio confluito nella collezione medicea, e curiosità come un uovo di struzzo con montatura in rame. Dall'India una brocca con vassoio di eccezionale bellezza, proveniente da Dresda, con montatura tedesca e base in madreperla indiana. Dalla Cina porcellane raffinatissime bianche e blu che in Europa non si conoscevano ancora. Un vero cabinet de merveilles che testimonia la sfaccettatura e il gusto del collezionismo cinquecentesco.

Si arriva così alla terza sezione Il Cammeo e la sua fortuna, che si apre con la parte dedicata a Peter Paul Rubens (1577-1640) e al suo interesse per i cammei. Oltre al ritratto dell'artista col figlio Albert dall'Ermitage, in mostra i due importanti dipinti raffiguranti Coppie imperiali provenienti dalla National Gallery di Washington e dall'Ackland Art Museum di Chapell Hill (North Carolina). In queste opere il maestro fiammingo, che durante il suo soggiorno a Mantova ha occasione di ammirare la pregiata gemma, ritrae due figure di profilo.
Il grande Cammeo Gonzaga, in sardonica a tra strati, datato dalla critica al III sec. a.C. e prodotto in area alessandrina, torna a Mantova dopo quasi quattrocento anni eccezionalmente prestato dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo dove arriva nell'Ottocento entrando nella collezione dello zar Alessandro I di Russia, ed è esposto nelle Fruttiere di Palazzo Te accanto a cammei che ne sono la derivazione e a incisioni che lo raffigurano.

La storia del Cammeo Gonzaga è avventurosa come un romanzo: da Vincenzo I il prezioso oggetto passa nelle mani di Rodolfo II di Praga nel 1603; nel 1648, in occasione del saccheggio di Praga, entra nelle collezioni di Cristina di Svezia, che nel 1689, anno della sua morte avvenuta a Roma, lo lascia in eredità al Cardinale Decio Azzolino. Acquistato da Livio Odescalchi nel 1691, il cammeo viene ceduto nel 1794 a papa Pio VI Braschi, e nel 1798, durante il saccheggio di Roma da parte dei francesi, esce dall'Italia per approdare nella collezione di Napoleone e della moglie Giuseppina Beauharnais, e infine nel 1814 arriva in Russia presso lo zar Alessandro I. In questa ultima sezione, Il viaggio del cammeo in Europa fino all'Ermitage, i numerosi passaggi collezionistici sono testimoniati da dipinti, sculture e incisioni che ritraggono i personaggi che si sono pregiati di annoverare il prezioso pezzo nella propria collezione.

L'esposizione è arricchita da una sezione dedicata alle arti preziose sacre, allestita in parte a Palazzo Te ? dove è esposto il Piviale del Parato di San Giorgio, rintracciato in Sardegna, prezioso paramento sacro di grandi dimensioni, con tramatura in oro e lo stemma Gonzaga in evidenza ? e in parte a Museo diocesano Francesco Gonzaga di Mantova che ospita magnifici esemplari della Oreficeria Gonzaga.

Moltissimi oggetti di straordinaria bellezza dunque, per un viaggio nel collezionismo italiano ed europeo e soprattutto alla corte dei Gonzaga, signori colti e illuminati che hanno dato vita ad una raccolta unica al mondo, celeberrima all'epoca e che ancora fa parlare di sé e merita di essere ammirata e compresa.

Il catalogo della mostra è curato da Ornella Casazza e edito da Skira.

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